sabato 29 giugno 2019








POTREMMO ESSERE NOI, SU QUELLE BARCHE ABBANDONATE IN MARE
Monica Triglia
Anni fa ho trascorso sei mesi con Medici senza Frontiere, un’esperienza da cui è nato un libro.
Ricordo bene quanto, i primi tempi, fossi presa ad appuntare situazioni e contesti e progetti che andavo visitando e a registrare interviste. Un impegno totalizzante, a cui si aggiungeva la concentrazione nel “salvare me stessa” dalle difficoltà di quei viaggi.
Erano difficoltà non solo materiali – che pure esistevano – ma soprattutto psicologiche, perché sbattere contro situazioni terribili di cui molto avevo letto ma niente visto si era rivelata una prova difficilissima per me.
Poi, all’alba dell’ultimo giorno dell’ultimo viaggio, in Malawi, è successo che mi affacciassi alla finestra di un ambulatorio di Msf. E lì, in quell’istante, ho finalmente visto. E capito.
Ho visto una fila lunghissima, centinaia e centinaia di metri credo, di mamme di non più di 15 anni che portavano sulle spalle i loro bambini. Ragazzine che avevano camminato tutta la notte scalze nella terra rossa di quel Paese per poter arrivare all’unico presidio medico dove avrebbero ricevuto i farmaci necessari a tenere sotto controllo la loro sieropositività. Erano state infettate dai mariti, ma mai avrebbero potuto parlare con loro della malattia, perché sarebbero state immediatamente ripudiate e cacciate di casa.
Non c’è possibilità di vita in Malawi per una donna ripudiata e cacciata.
Così quelle quasi-bambine si prendevano i figli in spalla. Ai mariti dicevano che li avrebbero portati dal medico. Anche se dal medico in realtà sarebbero andate loro.
Io mi ricordo bene. Quella fila lunghissima e il mio pensiero in quell’istante:
“Che cosa ho io più di loro? Cosa ho fatto io meglio di loro?».
La risposta, ovvia, era niente. Non avevo niente di più o di migliore rispetto a quelle donne, se non la fortuna gigantesca di essere nata in un’altra parte del mondo.
Ecco, oggi io vorrei che quelli che abbandonano in mare per giorni poche decine di disperati, che quelli che fanno leggi per ricacciarli nei lager libici, che quelli che lasciano morire un papà e la sua bambina al confine degli Stati Uniti (nella foto in alto) “perché qui tutti non ci stanno”, che quelli che urlano “chiudiamo i porti” e se ne fanno vanto, ecco vorrei che per un attimo si fermassero su quel mio stesso pensiero.
Potremmo essere noi su quelle barche in mezzo al mare. Potremmo essere noi in fondo al mare. Potremmo essere noi  rinchiusi in un Paese che tortura e uccide. Potremmo essere noi a morire al confine di un Paese che non ci vuole.
Potremmo essere noi. Che non abbiamo altri meriti se non la fortuna di essere nati qui.












lunedì 3 giugno 2019

GIUSEPPE DEZZA beyond the image
El Salvador, 1990 — 1996


VENERDI 7 GIUGNO 2019 – ORE 21           SALA DELL’ORATORIO SACRA FAMIGLIA                   PIAZZA PREALPI                  SARONNO (VA)

PROIEZIONE DI IMMAGINI DIALOGANDO CON L’AUTORE

sabato 20 aprile 2019

Giornata Medica ed Infermieristica

La giornata Medica, ginecologica ed Infermieristica nella nostra piccola clinica all'interno del Comedor Infantil Casa 4 luglio è stata pensata e realizzata perchè, anche qui, ce nè bisogno.Non c'è altro da dire!!!! In Guatemala la sanità di qualità è privata. Quella pubblica è di qualità per quanto riguarda il personale ma non c'è materiale, non ci sono attrezzature e se ci sono, quando si rompono, non vengono aggiustate per cui o hai i soldi oppure non ti curi. Ecco perchè, pur con tutti i limiti, un piccolo ambulatorio come il nostro, in una baraccopoli con un sacco di problemi di fragilità, dove vivono 700 persone, ha la sua utilità quanto meno in una primissima fase dove si interviene somministrando farmaci se i problemi non sono gravi e soprattutto è utile per quanto riguarda il tema della prevenzione, sempre troppo spesso sottovalutata. Vogliamo parlare dell'educazione sanitaria che chi la dovrebbe fare non la fa? Due cose piccole ma importantissime: la clinica è accreditata dal Ministero della salute del Guatemala; qui ci lavora, oltre al Medico, un'Infermiera che abbiamo assunto per fare un lavoro di assistenza e cura domiciliare. Di questo noi ne andiamo veramente fieri ed orgogliosi perchè siamo Infermieri e perchè un'Infermiera a domicilio, se ci pensiamo bene, in una baraccopoli ha un'utilità enorme.






Grazie a Buone Notizie, settimanale del Corriere della Sera per averci dato spazio e grazie a Paola D'amico per la gentilezza e la professionalità.


Il Minimarket

Il minimarket con prodotti a prezzo calmierato all'interno del Comedor Infantil casa 4 luglio nasce perchè c'era bisogno di vendere prodotti a prezzi economici, comprati preferibilmente dal produttore cercando di by passare la grande distribuzione. iniziammo vendendo mais e fagioli comprati dal contadino. Ora vendiamo un po' di tutto anche perchè la gente ha bisogno di un po' di tutto. Rimane comunque l'idea di base: mais, fagioli, riso, uova, farina, zucchero e tanto altro, dove possibile, comprati dal contadino o dal produttore etico. Non è facile ma ci proviamo, ci provano soprattutto gli amici che vivono in Guatemala, che conoscono la realtà e fanno funzionare la struttura. Ultima cosa: l'utile di fine anno va a finanziare le attività che si svolgono all'interno del Comedor Infantil. Anche per questo abbiamo deciso ci aprire la piccola bottega.






lunedì 18 marzo 2019

Cosa succede nelle mense della carità? Quali storie si intrecciano al loro interno e cosa ci possono raccontare della povertà? Proseguono gli appuntamenti organizzati da BorgoAttivo per l’approfondimento e il sostegno alle fasce di popolazione più fragili. Sabato 23 marzo, ore 17, salone Sacro Cuore a Pavia.