Si, adesso, con molto anticipo, dobbiamo pensare a cosa ne sarà del volontariato pavese, delle associazioni, delle tante attività ferme da troppo tempo, di tutti quei progetti di aggregazione che facevano stare insieme le persone, di tutti quei progetti utili alle persone. Adesso, con molto anticipo dobbiamo iniziare a PENSARE A QUELLO CHE SARA' DOMANI se riteniamo il volontariato e la solidarietà BENI COMUNI da difendere e proteggere.
sabato 11 aprile 2020
Si, adesso, con molto anticipo, dobbiamo pensare a cosa ne sarà del volontariato pavese, delle associazioni, delle tante attività ferme da troppo tempo, di tutti quei progetti di aggregazione che facevano stare insieme le persone, di tutti quei progetti utili alle persone. Adesso, con molto anticipo dobbiamo iniziare a PENSARE A QUELLO CHE SARA' DOMANI se riteniamo il volontariato e la solidarietà BENI COMUNI da difendere e proteggere.
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| CUORECLOWN |
Oggi prima spesa e prima distribuzione delle VOSTRE "buste della spesa solidali".
Tra i nostri contatti abbiamo il Comune di Gropello Cairoli e il Sindaco insieme all'assistente sociale, ci hanno segnalato 6 nuclei familiari con bambini, in un momento di particolare difficoltà e bisognosi di aiuto.
Quindi stamattina "super spesa" e poi composizione dei pacchi alimentari da distribuire, come vedete nelle foto.
Nel pomeriggio abbiamo effettuato le consegne, con grande emozione per noi e per loro che lo hanno ricevuto, ringraziandoci veramente di cuore.
Abbiamo distribuito:
- 30 Kg di pasta
- 30 Kg di riso
- 30 Litri di latte
- 48 scatolette di tonno
- 48 scatolette di carne
- 48 barattoli di legumi
- 24 barattoli di pomodori pelati
- 6 Litri di olio di oliva
- 8 dozzine di uova
- 14 confezioni di pane a fette
- 9 reti di patate
- 3 cassette di mele
- 15 pacchi di biscotti
- 6 confezioni di caffè
- 12 confezioni di doccia schiuma
Il grazie di queste mamme, papà e bambini di ogni età è arrivato forte e assolutamente sincero a noi di CuoreClown, che lo abbiamo raccolto e lo giriamo a TUTTI VOI che ci avete dato fiducia aiutandoci con il vostro contributo.
Ancora grazie e alla prossima super spesa solidale!
Un abbraccio da tutti i volontari di CuoreClown❤️
In questo periodo di Coronavirus...
In questo periodo di
Coronavirus è veramente dura e viene un po’ d’ansia se si pensa a cosa sarà
domani, cosa sarà quando tutto sarà finito, sarà terminato e ricominceremo ad
affollare le strade e le piazze. Intanto godiamoci questo nostro rimanere in
casa per leggere, rimettere a posto alcune cose, ripensare e riprogettare.
Alcuni dei nostri soci sono Infermieri per cui continuano a lavorare, come è
logico che sia. Altri si sono fermati con le attività: la bottega PRESI NELLA RETE, è chiusa e le amiche
de IL MONDO GIRA hanno bloccato le
attività culturali, i volontari Clown di CUORE
CLOWN si sono presi un momento di riposo e tutto è rimandato compreso il
percorso teatrale con gli amici senza fissa dimora di IN&OUT. Ricominceremo al più presto con più idee, creatività e
voglia di fare. Questa è l’unica certezza! Sicuramente il coronavirus ci sta dimostrando
che i muri non funzionano e nessuno si salva da solo se non costruiamo ponti!
Punto e basta! Non c’è altro da dire e aggiungere! Se ragioniamo su volontariato e associazionismo, invece,
tante realtà rischiano veramente di non essere più di sostegno ed aiuto a chi ha bisogno,
a chi è fragile, nella nostra provincia e all’estero. Non iniziamo proprio ora
a piangerci addosso perché non lo vogliamo fare e non è nel nostro stile perché
si continua nonostante tutto e siamo abituati a tirarci su le maniche, ad esser
positivi, e a continuare a fare le cose che facciamo prendendoci le nostre
responsabilità. Pero è un dato di fatto che il coronavirus ha fermato ance noi
di AINS onlus sia in Guatemala che a Pavia.
E’
notizia di questi giorni che il virus è arrivato anche in Guatemala. Speriamo
non si diffonda come qui da noi perché a differenza dell’Italia, in Guatemala
non ci sono strutture sanitarie adeguate a curare tante persone e se dovesse
capitare un contagio diffuso ci sarebbero veramente tanti, troppi morti.
Sarebbe veramente un disastro. Speriamo bene! Le ultime notizie arrivate da
Alvaro, il nostro referente progettuale, sono che tutte le scuole in Guatemala
sono chiuse, tutti sono a casa e si cerca di rispettare l’isolamento imposto
dal governo. Il Comedor è chiuso, i bambini non vengono a pranzo e per le
attività e solo l’ambulatorio medico ed infermieristico è aperto il sabato per
chi avesse bisogno. Le attività che stanno facendo sono un’attenzione agli
anziani distribuendo dei pacchi alimentari una volta alla settimana in quanto,
già erano lasciati soli, ora con il coronavirus, di più. I bambini,
tutto sommato, per due settimane, non soffrono rimanendo a casa con i genitori.
Speriamo che l’isolamento non si prolunghi perché se continua sarà sicuramente
un problema per i genitori che non potendo lavorare non guadagnano e, anche
qui, potete immaginare cosa potrebbe succedere.
Abbiamo deciso
di andare un poco controcorrente, ma sapete quanto ci teniamo al Guatemala,
proponendovi un aiuto per raccogliere fondi da inviare per acquistare cibo per
gli anziani.
Non so quanto questo progetto può fare breccia nella sensibilità di ognuno di
voi che legge però ci proviamo perché il coronavirus ci sta dimostrando che
nessuno di noi è scollegato agli altri, siamo un’unica cosa e darci una mano,
oltre ad essere etico è necessario indipendentemente dove viviamo.
Ecco
in cosa consiste la nostra richiesta:
Con 9 euro al mese si
garantisce un pacco alimentare ad un anziano che seguiamo a Santa Gertrudis,
nella comunità dove siamo ed operiamo. Gli anziani da aiutare, ad oggi, sono
26, e l’impegno, l’aiuto è per tre mesi sperando che tra tre mesi si ritorni
alla normalità. L’IBAN per aiutarci è IT90V0335901600100000161660
(Causale: Borsa alimenti Anziani Guatemala)
Grazie per quello che riusciremo a fare e
continuiamo a rimanere solidali.
Ogni “forma d’arte” (letteratura, poesia, musica, cinema…)
aiuta a riflettere: il suo scopo è appunto questo. La riflessione, il
ragionare, stimolano l’uomo a capire, prima, e ad agire, poi. In una parola: a
fare. Per tale motivo siamo convinti che riflessioni, romanzi, poesie, canzoni,
films, siano in grado di promuovere e orientare la cultura (anche in campo
sociale), forse meglio dei convegni “tecnici” e di qualunque trattato
filosofico o sociologico."
Andrà tutto bene". Lo leggiamo sui cartelli, dipinti con cura
commovente, dagli scolari di tante nostre località. Pendono dalle
finestre di case dove intere famiglie sono consegnate da giorni. Dunque anche
il tener occupati figli piccoli, nipoti, con matite, pennarelli e grandi fogli
da riempire, può essere una soluzione. Per fronteggiare un tempo che si è fatto
interminabile. Per sviare pensieri angosciosi.Non è
vero. Va bene per i più piccoli. Ma non sono parole adeguate per prendere
per mano pensieri adulti. Meglio dire - come suggerisce la matita di
Altan in una vignetta che tutto riassume - "Ce la faremo. E se no, ce la
faremo...". Rappresentarci dunque le cose che ci stanno succedendo con la
veridicità dell'intelligenza. Non con la superficialità effimera di un
ottimismo che non ha ragione di essere. O, peggio, con la teatralità un po'
scomposta delle cantate da balcone, assai poco in sintonia con le
immagini terribili che ci arrivano da questa Lombardia diventata il punto più
colpito dal contagio che investe il mondo. Immagini che mai avremmo potuto
immaginare. Come lo sfilare notturno dei camion militari che portano fuori
regione, ai forni crematori, le salme degli uccisi dal corona virus in una
Bergamo martoriata. E a noi così vicina. Per pensieri adulti occorre la
veridicità nell'intelligenza delle cose, unita alla caparbia volontà, che gli
italiani hanno sempre tirato fuori nei momenti più drammatici, di non
demordere. Appunto: "Ce la faremo. E se no, ce la faremo". Certo, la
verità è durissima. Nessuno di noi può sapere - al di là di queste settimane,
forse dei mesi, terribili e lunghi, e delle perdite che ci aspettano per andare
oltre questa epidemia - se ci sarà ancora. Tuttavia - al di là del nostro
destino individuale e di quello dei nostri cari (non poca cosa, come ci dice in
ogni istante la paura che ci afferra il cuore, l'angoscia che cerchiamo di tenere
sotto controllo) - rimane una considerazione inoppugnabile. Averne
consapevolezza sembra irrilevante, rispetto al nostro esserci al singolare.
Tuttavia può fare la differenza.
Almeno nel come affrontiamo questa prova. Come ha scritto il saggista Yuval Noah Harari, autore del best-seller "Homo Deus. Breve storia del futuro", la considerazione inoppugnabile è che, nonostante la tragedia immane che stiamo vivendo, "...l'umanità sopravviverà. La maggior parte di noi resterà viva...". Il mondo, insomma, ci sarà ancora. Non solo: come sarà questo mondo, sia nelle grandi come nelle piccole cose, lo stiamo decidendo ora. Proprio nel corso di questa prova che ci coinvolge tutti. Perché quello che stiamo affrontando non è solo un virus micidiale. E' anche un rimodellamento radicale del nostro modo di vivere. L'architettura sociale che ne verrà fuori - priorità di valori e modalità di vita, dinamiche comunitarie e stili di governo, egoismi e solidarietà - dipenderà non solo dalla svolgersi dell'epidemia, né dalle scelte delle leadership che ci governano ( rivelatisi così fragili davanti ai compiti caduti sulle loro spalle). Dipenderà anche da come agisce, qui ed ora, ciascuno di noi. Il virus ci ha messo davanti il vuoto profondo di stili di governo - mondiale, nazionale, regionale - mirati solo alla tattica e all'immediato. Di penosi ping-pong tra chi deve decidere. Di annunci spesso slegati dalla realtà. Un esempio? L' emblematica decisione del governo di Roma di rendere abilitante la laurea di medicina senza però sbloccare le relative risorse per i contratti di formazione per gli specializzandi. Quindi i diecimila medici in più ci sono. Ma solo in teoria. Il problema da affrontare ora, con assoluta priorità, è l'epidemia. Ma chi non sa affrontare adeguatamente un problema diventa parte del problema stesso. Cerchiamo di non dimenticarcelo.
Almeno nel come affrontiamo questa prova. Come ha scritto il saggista Yuval Noah Harari, autore del best-seller "Homo Deus. Breve storia del futuro", la considerazione inoppugnabile è che, nonostante la tragedia immane che stiamo vivendo, "...l'umanità sopravviverà. La maggior parte di noi resterà viva...". Il mondo, insomma, ci sarà ancora. Non solo: come sarà questo mondo, sia nelle grandi come nelle piccole cose, lo stiamo decidendo ora. Proprio nel corso di questa prova che ci coinvolge tutti. Perché quello che stiamo affrontando non è solo un virus micidiale. E' anche un rimodellamento radicale del nostro modo di vivere. L'architettura sociale che ne verrà fuori - priorità di valori e modalità di vita, dinamiche comunitarie e stili di governo, egoismi e solidarietà - dipenderà non solo dalla svolgersi dell'epidemia, né dalle scelte delle leadership che ci governano ( rivelatisi così fragili davanti ai compiti caduti sulle loro spalle). Dipenderà anche da come agisce, qui ed ora, ciascuno di noi. Il virus ci ha messo davanti il vuoto profondo di stili di governo - mondiale, nazionale, regionale - mirati solo alla tattica e all'immediato. Di penosi ping-pong tra chi deve decidere. Di annunci spesso slegati dalla realtà. Un esempio? L' emblematica decisione del governo di Roma di rendere abilitante la laurea di medicina senza però sbloccare le relative risorse per i contratti di formazione per gli specializzandi. Quindi i diecimila medici in più ci sono. Ma solo in teoria. Il problema da affrontare ora, con assoluta priorità, è l'epidemia. Ma chi non sa affrontare adeguatamente un problema diventa parte del problema stesso. Cerchiamo di non dimenticarcelo.
Giorgio Boatti - "Andrà tutto bene”? Le fragilità micidiali di superficiali
ottimisti.
Coronavirus, per aiutare e donare
Coronavirus, per aiutare e
donare
Per
le persone più fragili
- I senza tetto, le persone che stanno in dormitorio, non sono immuni, e
continuano ad avere bisogno. Così Ains lancia una sfida: "In questo
momento giustamente, tutte le attenzioni e gli aiuti si stanno concentrando
sugli ospedali della nostra provincia, sugli operatori sanitari, tutti,
impegnati ad assistere chi sta male e ha bisogno di cure. Arrivano tanti aiuti
e tante raccolte fondi sono partite. Noi di AINS onlus siamo rimasti in attesa
perché non aveva senso, le prime settimane, fare cose che non si sapeva se
potevano veramente servire. Ora è arrivato il momento anche per noi di esserci
e fare la nostra parte""Abbiamo parlato con Elena
Raschini, coordinatrice del Centro IN&OUT dove siamo volontari da più di due anni, che ci ha detto che le ore di attività sono ridotte, non è garantito il pranzo e gli ospiti sono abbastanza spaventati per quello che sta succedendo. Alla domanda “di cosa c’è bisogno?” ci ha risposto che serve cibo, alimenti da consegnare a loro che sono comunque persone fragili spesso senza una casa o se ce l’hanno sono soli e non autonomi, con difficoltà a gestirsi il quotidiano. Altri sono ospitati nei dormitori pubblici di Pavia e non potendo uscire hanno difficoltà a reperire ciò che gli serve. Queste righe per lanciare un appello di solidarietà per alcuni dei cosi detti altri, che in questo periodo rischiano veramente di diventare ancora più fragili di quello che sono. La nostra proposta è quella di garantire loro una busta della spesa contenente pasta e riso (almeno un chilogrammo), pane in cassetta, latte a lunga conservazione, scatolame vario (piselli, fagioli, tonno), pelati, qualche frutto. Sono utili anche saponette per lavarsi".
Raschini, coordinatrice del Centro IN&OUT dove siamo volontari da più di due anni, che ci ha detto che le ore di attività sono ridotte, non è garantito il pranzo e gli ospiti sono abbastanza spaventati per quello che sta succedendo. Alla domanda “di cosa c’è bisogno?” ci ha risposto che serve cibo, alimenti da consegnare a loro che sono comunque persone fragili spesso senza una casa o se ce l’hanno sono soli e non autonomi, con difficoltà a gestirsi il quotidiano. Altri sono ospitati nei dormitori pubblici di Pavia e non potendo uscire hanno difficoltà a reperire ciò che gli serve. Queste righe per lanciare un appello di solidarietà per alcuni dei cosi detti altri, che in questo periodo rischiano veramente di diventare ancora più fragili di quello che sono. La nostra proposta è quella di garantire loro una busta della spesa contenente pasta e riso (almeno un chilogrammo), pane in cassetta, latte a lunga conservazione, scatolame vario (piselli, fagioli, tonno), pelati, qualche frutto. Sono utili anche saponette per lavarsi".
Come
aiutare - Si può comprare senza esagerare, questi prodotti e poi
chiamare Ruggero al 339 2546932 per il ritiro - Fare una donazione all’IBAN
IT70 W076 0111
3000 0004 6330 429 di AINS onlus (causale: busta della spesa).
Compreranno loro quello che serve in accordo con chi fa la donazione
consegnando lo scontrino a dimostrazione dell’avvenuto acquisto
Leggo le lettere agli anziani Così si sentono meno soli
Pavia, Concetta Barbato lavora al S. Margherita: «Portate dai parenti perché gli ospiti non possono ricevere visite. È un conforto»
«Leggo le lettere agli anziani
Così si sentono meno soli»
Così si sentono meno soli»
L'obiettivo è quello di tornare tra le corsie, tra i
pazienti più anziani, e leggere loro le lettere che i parenti - soprattutto
figli o nipoti - consegnano al personale insieme ai cambi di vestiti. Una sorta
di ritorno all'antico, in tempi di messaggi e video-chiamate, ma che per gli
ospiti più anziani resta ancora il metodo più efficace e gradito. «Sappiamo che
è un momento difficile per chi è ricoverato da noi e sente in maniera
particolare la solitudine perché non può ricevere visite dei propri cari -
spiega Concetta Barbato - per questo
tutti noi infermieri cerchiamo in qualche modo di fare alcuni piccoli gesti in
più, per cercare di
dar loro conforto».
Ed ecco allora la possibilità di sedersi accanto al letto,
aprire la busta del parente e leggerne insieme il contenuto visto che spesso le
persone più anziane non riescono più a farlo da soli. E in quel contesto nasce
un rapporto di grande sintonia, apprezzato sia da chi si trova in un letto che
dai parenti all'esterno. «Spesso noi infermieri diventiamo anche il tramite tra
familiare e ospite della struttura - sorride - insieme alla borsa con i vestiti
si cerca anche un momento per scambiare due parole, per chiedere come sta la
persona, per raccomandarsi di dare una carezza o un bacio in questa lunga
assenza che pesa tanto su entrambi i fronti». L'opera di conforto passa
anche per gesti semplici. I figli chiedono agli infermieri di aiutare il
genitore ad accendere il cellulare o a metterlo in carica. E spesso insieme si
gioisce anche per il successo di una videochiamata in cui si riescono a vedere
e salutare i nipotini. «È dura per loro rinunciare ai momenti ludici, alla
messa, semplicemente a festeggiare un compleanno insieme - conclude Concetta -
ma grazie alla disponibilità dei fisioterapisti è rimasta questa attività,
svolta singolarmente nelle camere. La attendono con ansia, perché diventa
occasione anche per scambiare quattro chiacchiere».
D. Scherrer – La provincia Pavese.
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