lunedì 14 agosto 2017

Ho chiesto a Daniela Scherrer, amica, giornalista professionista e amante della scrittura, di regalarci un racconto breve partendo da una parola: BARACCOPOLI.

Buona lettura.

"Ricordava poco o nulla di quel giorno di agosto. Solo lo sguardo fugace di sua madre mentre lo stava mettendo tra le braccia di una donna dalla pelle bianca come il latte e dai capelli giallo sole. Aveva solo tre anni e i suoi occhi erano ancora troppo giovani e ingenui per capire che sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto la mamma. Quella vera. Perché da quel giorno sarebbe stata la donna bianca a chiamarlo figlio. Carlitos aveva passato notti intere a frugare nella sua mente per cercare altri ricordi. Mesi, forse anni in cui quando andava a dormire riviveva quell’intreccio di sguardi e braccia femminili che avevano segnato per sempre la sua vita. Senza che egli avesse mai potuto dire qualcosa. Due donne che avevano deciso al suo posto. Così pensava. Solo una parola era rimasta ben impressa nella sua mente di bambino. Baraccopoli. La donna bianca l’aveva pronunciata più e più volte mentre parlava forte con la sua mamma nera. Sembrava quasi una sorta di “parola magica” per giustificare l’addio. Di questo ne era convinto Carlitos, anche se non sapeva che cosa volesse dire. Ma il suo cuore di bambino, in qualche modo, aveva percepito che la mamma non si sarebbe mai separata da lui se quella parola non fosse rimbalzata con prepotenza tra le lamiere della sua casa e di tutte le altre ammassate e sovrapposte alla sua. Aveva giurato a se stesso che avrebbe studiato per arrivare un giorno a capire il significato della parola “baraccopoli”.


Dei giorni successivi alla sua partenza aveva ricordi molto confusi. Le carezze e i sorrisi della donna bianca, dolci e gentili ma in cui non riusciva a trovare l’affetto della mamma. Poi il lungo viaggio, in auto e in aereo, per arrivare a quella che sarebbe diventata la sua nuova casa. E ancora la febbre, i dottori, la stanchezza, quel senso di novità che stava in mezzo tra paura e scoperta.
Ma la vita, anche per Carlitos, aveva fatto il suo corso. La donna bianca era diventata sempre meno straniera e più madre. Anche perché –gli era stato detto- la mamma nera non lo aveva voluto, aveva cercato di disfarsene senza pietà e per fortuna la bella e brava signora bianca lo aveva salvato dalla morte. Con lei mangiava cose buone, si divertiva, aveva tanti giochi. Scopriva un mondo così diverso dalla polvere che aveva respirato e mangiato nei primi tre anni di vita. E quel mondo gli piaceva. Anche se forse non del tutto. Ogni volta che ripensava agli occhi di quella donna nera un velo di tristezza si impossessava di lui. La donna che lo guardava dolcemente mentre giocava coi rami dell’albero, con le formiche della terra, con le nuvole che vedeva rincorrersi nel cielo. Aveva solo tre anni, troppo pochi per capire il mondo ma abbastanza per sentirsi libero anche in una baraccopoli, laddove il niente diventa tutto, se condito con la fantasia di un bambino.


Carlitos intanto cresceva, si era fatto un bambino spigliato e intraprendente. A scuola era bravo. Non proprio il primo della classe, ma quasi. Non studiava tanto. Ma ascoltava tutto- Faceva domande e, se era il caso, teneva testa alle insegnanti. Finchà un giorno, studiando i contrasti tra ricchi e poveri, si parlò di Parigi e della sua “banlieue”: un tentativo di integrazione fallito miseramente e ridotto a ghetto della capitale francese. “E’ poco più di una bidonville –spiegò l’insegnante- quella che in Italia chiamiamo baraccopoli”.
Carlitos sentì il sangue gelarsi nelle vene. Da quanto tempo cercava il significato di quella parola ed ora, da dietro una cattedra, una voce come uno schiaffo gli aveva sbattuto in faccia la verità. “Città della spazzatura, delle baracche…”, la voce dell’insegnante si allontanava sempre di più e nella mente di Carlitos picchiava forte il rimbombo della parola pronunciata dalla sua mamma bianca. “Baraccopoli”, poi ancora “baraccopoli” e tante volte ancora “baraccopoli” mentre per l’ennesima volta si consumava nella testa e nel cuore del ragazzo lo scambio di braccia tra due donne.
Dunque era quella la colpa della sua mamma nera? Costringerlo a crescere in una baracca, in una città della spazzatura… per questo allora lo avevano portato via dalle sue lamiere ingarbugliate, ma anche dalle formiche, dalle nuvole e dalla sua libertà? Questa la risposta a una domanda che rimbalzava da anni tra mente e cuore senza dargli pace. La verità si era palesata a lui grazie a una parola: baraccopoli. Carlitos tornò a casa ed entrando in cucina affrontò la madre bianca: “Dimmi. Perché quel giorno mi hai strappato dalle braccia della mia madre nera? Perché non volevi che crescessi tra la polvere? Io amavo quella baraccopoli. E mamma amava me. Per questo mi ha dato a te, vero? L’avevi convinta che sarei stato meglio altrove”.
La donna bianca rimase pietrificata. In un istante comprese quello che per anni le era rimasto oscuro, accecata dal suo egoismo e dall’ansia di soddisfare la voglia di maternità. Non seppe fare altro che prendere la mano di Carlitos mentre due lacrime le rigavano il volto. Non aveva parole per spiegare.
Ma proprio in quel silenzio si compì la straordinaria maturazione del ragazzo. Carlitos riuscì a spegnere la rabbia e a comprendere che anche il gesto della madre bianca –seppur sbagliato- era stato solo amore nei suoi confronti.
Baraccopoli…. Laddove si consuma l’estrema povertà… Ma da quel giorno ogni volta che sentiva quella parola a Carlitos un angolo del cuore sorrideva. Là dove stava il ricordo del gesto d’amore di entrambe le sue mamme.

Santa Gertrudis ed il Progetto El Comedor

In Guatemala esiste un luogo non luogo, una baraccopoli dal nome Santa Gertrudis. Lontano migliaia di km dal nostro benessere. Nel Continente Americano, tra Messico, Belize, Honduras e Salvador. In questo paese latino americano si trova la comunità di cui stiamo parlando, a circa 90 km dalla capitale in direzione Chiquimula.
Il clima è secco e caldo. Il territorio è attraversato dal fiume Rio Motagua, che con suo procedere lambisce anche le periferie del villaggio prima di continuare la sua corsa verso l’Oceano Atlantico. L’ambiente naturale circostante, a differenza di gran parte del Guatemala, è abbastanza brullo e poco rigoglioso. Sullo sfondo domina la vista di imponenti montagne.
Perché vi racconto tutto questo? Semplicemente perché le circostante della vita e la sincronicità degli eventi mi hanno permesso di conoscere le persone che compongono la A.I.N.S. Onlus attiva sul territorio lombardo per aiutare i bambini di Santa Gertrudis affinché passano ricevere un concreto aiuto formativo ed abbiamo la possibilità di costruirsi un domani a dispetto della crudezza dell’ambiente in cui sono nati.

Come si diceva all’inizio, nell’aldea di Santa Gertrudis le condizioni urbane e socio-economiche sono caratterizzate da uno status di grande povertà. Le abitazioni, in cui vivono i nuclei familiari e tanti, tanti bambini, sono per lo più di legno, di piccola dimensione e senza acqua corrente. Molte sono ancora prive di luce elettrica. L’economia del luogo è fondata sulla sussistenza e sulla sopravvivenza quotidiana. Povertà e precarietà, sue aspetti dello stesso dramma.
Per fortuna però da oltre un anno esiste una luce di speranza in questo buio: esiste una bella e vivace realtà che ha il nome di El Comefor. Ogni giorno 35 bambini trovano in questo luogo un sicuro punto di appoggio. Inoltre, quotidianamente, centinaia tra bimbe e bimbi vi si recano per istruirsi ed apprendere le conoscenze necessarie per costruirsi un domani, un modello di vita migliore. Una piccola oasi in mezzo a tanta povertà. Un luogo dove A.I.N.S. opera e realizza, nel concreto, le proprie iniziative di solidarietà.
Un luogo di speranza…
Ecco perché vi ho raccontato tutto ciò, perché è di speranza che si deve alimentare la nostra azione quotidiana affinché tutti insieme si incida sul presente in modo tale da renderlo più confacente, per mettere le basi per uno sviluppo sostenibile che non metta nessun uomo sopra un altro, che generi un benessere diffuso e socialmente etico.
Non credi?
A.I.N.S. Onlus – Associazione Italiana Nursing Sociale

Tratto da: https://occhioprivato.wordpress.com/2017/02/05/santa-gertrudis-ed-il-progetto-el-comedor/
Scusandomi con Simona Lisi a cui rubo la foto della sua pagina facebook, mi è piaciuta tantissimo, vi disturbo brevemente per dirvi chi è l'artefice principale del progetto "Muro della Solidarietà": Vittorio Pini. Le cose belle vanno raccontate per cui è importante che si sappia che il progetto Muro della Solidarietà è merito, in Italia, principalmente di Vittorio che, rientrato dopo la permanenza presso il nostro Comedor Infantil, ha deciso di impegnarsi concretamente raccogliendo il denaro per finanziare il progetto. Di seguito pubblichiamo l'articolo apparso l'11 dicembre 2016 sulla Provincia Pavese dove Vittorio racconta il suo viaggio . Come sempre i progetti si realizzano se c'è un lavoro di squadra, per cui noi di Ains onlus ringraziamo Vittorio, gli amici dell'Asociacion Siervo De Dios Moises Lira Serafin i donatori e i muratori che stanno costruendo il Muro della Solidarietà.
Grazie e buona lettura


VOLONTARIO IN GUATEMALA PER AIUTARE I POVERI
Ex fisioterapista 69 enne per mesi all’estero con le associazioni di volontariato.
VOGHERA. Ha lasciato Voghera per seguire progetti rurali di agricoltura sostenibile nelle aziende biologiche del centro America, ma una volta giunto in Guatemala ha deciso di fermarsi in una struttura che aiuta i bambini poveri. Vittorio Pini è un 69enne massofisioterapista vogherese in pensione e da oltre una settimana si trova al Comedor Infantil di La Champa come volontario dell'associazione Ains Onlus di Pavia, che si occupa di emarginazione sociale in Guatemala.

«Rimarrò qui in tutto quindici giorni, poi proseguirò con le mie attività nelle aziende biologiche, ma questa è davvero l'esperienza più toccante del mio viaggio. Qui a La Champa molti piccoli e le loro famiglie vivono in condizioni terribili: ho visto l'estrema miseria e il degrado che attanaglia queste popolazioni, in un villaggio sulla principale arteria del Paese, tappa del notevole traffico verso il porto atlantico. La struttura si occupa delle cure mediche e ha uno spaccio alimentare».
Vittorio si presta a dare una mano su molteplici settori: «Collaboro a tutte le attività della routine quotidiana, dalle pulizie generali, alla preparazione del cibo per i circa 30 bambini che si fermano per il doposcuola. Ho lavorato come massofisioterapista, ora sto anche praticando un po' di terapia ad anziani bisognosi, impartendo ai loro famigliari alcune norme comportamentali. Condivido con le donne che frequentano il Comedor la preparazione di pizza, risotti e pasta all'italiana».

Un'esperienza a tutto tondo, in un contesto che regala emozioni e grandi soddisfazioni: «Grazie alle attività dell’associazione Ains diminuiscono drasticamente i bocciati e anche l'abbandono scolastico. E poi ci sono i benefici sulla salute: tra medicine e buona alimentazione, i bambini stanno davvero meglio». In attesa di ritornare a La Champa, l'avventura di Vittorio presto riprenderà, seguendo un altro progetto etico: «In America Latina pratico il woofing, ovvero lavoro in cambio di ospitalità in aziende che fanno agricoltura biologica. Sono stato a Cuba, poi in Messico a casa di un giovane amico di Pavia che vive a Mahalual, e dopo sono stato una ventina di giorni in Costa Rica. A metà dicembre mi sposterò in Argentina, a febbraio sarò in Cile nell'isola di Chiloé».

EL MUNDO CAMBIA CON TU EJEMPLO,NO CON TU OPINION


venerdì 28 luglio 2017

E si, lavorano tantissime i muratori guatemaltechi sotto controllo della gatta principessa. Il muro cresce veloce. Per correttezza postiamo anche il bonifico di 2 mila euro













giovedì 27 luglio 2017

Un passettino alla volta arriveremo alla meta

Da sempre, da quando abbiamo iniziato l'avventura in Guatemala, la nostra scelta prioritaria è stata quella della legalità (oltre, naturalmente, alla continuità progettuale). Perche? Perche' pensiamo che fare cooperazione non possa essere far lavorare in nero le persone, pagarle meno, risparmiare,ecc,ecc,ecc. Ecco allora la prima rendicontazione relativa ai lavori da poco iniziati. Rendicontazione,fatture,ricevute,saldo dei soldi inviati per dimostrare la concretezza del nostro agire.








Perchè insistiamo tanto a promuovere un piccolo progetto come quello dell'infermiera in baraccopoli a Santa Gertrudis in Guatemala che poi, nel contesto della cooperazione, è solo una goccia nell'oceano degli aiuti? Non è neanche costoso, solo 1600 euro all'anno, per pagare lo stipendio per esserci, il sabato e la domenica, andare nelle case degli anziani, stare con loro, medicare le ulcere, accettare una piccola tazza di caffè, raccogliere richieste, somministrare farmaci, a...scoltare....perchè è così importante in un contesto di povertà ed abbandono quasi estremo come quello di una baraccopoli? Perchè è tutte queste cose che normalmente nessuno fa e tante altre che nessuno ha mai ricevuto. Tante sono le parole chiave di questo progetto. Una su tutte: attenzione all'altro. Si, attenzione all'altro che è come noi ma nessuno considera. Per questo e tantissi altri motivi, è importante che l'Infermiera ci sia e continui ad operare a domicilio.
Continuiamo ad investire in Solidarietà, se possiamo, e continuiamo a rimanere solidali.
Per finanziare un'ora di lavoro dell'Infermiera: conto corrente postale n. 46330429
Grazie

Se sei piccolo non ti danno fiducia, se non ti danno fiducia non cresci
Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Un’infinità di volte!!! La frase è sempre la stessa da parte delle grandi Fondazioni che attraverso dei bandi chiedono di fare un progetto, presentarlo e poi, se va bene, te lo finanziano: “Siete troppo piccoli. Dovreste avere, per partecipare, almeno un bilancio dieci volte più grande. Con quello che avete non riuscite a finanziare il 50% del bando? I numeri su cu...i lavorate sono troppo piccoli!! Mettetevi insieme ad altri e provateci la prossima volta. Tra un paio di anni ripresentiamo un altro bando”. E’ sempre la solita storia: se sei piccolo non ti danno fiducia, se non ti danno fiducia non cresci. Sempre la solita storia che taglia fuori le piccole associazioni che il volontariato e la solidarietà la fanno da anni soddisfacendo pochi bisogni ma importanti: creando lavoro, dando la possibilità di studiare a chi non può, garantendo il diritto alla salute gratuita, ecc, ecc, ecc. Meno male che da sempre ( pur non disdegnando la partecipazione a qualche piccolo bando che poi, alla fine, abbiamo anche vinto. Poca cosa, massimo 20 mila euro ) abbiamo puntato al coinvolgimento dal basso di chi poi, alla fine, ci ha seguito e finanziato. Come? Attraverso un lavoro di informazione lento, continuativo, giorno dopo giorno, di lenta costruzione. Faticoso ma con soddisfazioni immense crescendo insieme. Se al bando di finanziamento non riusciamo ad accedere, investiamo nella solidarietà del singolo cittadino che, informato, ci da fiducia. E’ dura però ci piace questo tipo di rapporto diretto .

 
Ieri il nostro amico Alvaro ci ha mandato tre foto che per rispetto non pubblichiamo, di una signora della baraccopoli di Santa Gertrudis seguita nel progetto anziani. Una signora morta dopo una settimana di ricovero per problemi di glicemia, era diabetica e non poteva curarsi o meglio,aveva inizto un percorso di cura che ha avuto un imprevisto improvviso: 600 di glicemia. 600 è tanto, è un valore assurdo che fa pensare a quanta disuguaglianza ci sia nella salute e in certi luoghi del mondo sia più facile morire. Un saluto alla signora e se possibile, continuiamo a rimanere solidali. Da parte nostra contiuniamo ad aiutare.
ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO
Continuiamo nel nostro impegno per il bene comune in Guatemala.
Lanciamo la nostra campagna per sostenere i costi di realizzazione del progetto “La musica salva la vita”presso il Comedor Infantil-Casa 4 luglio a Santa Gertrudis in Guatemala.
Santa Gertrudis è una baraccopoli abitata da 700 persone dove, insieme all’associazione locale Asociacion Moises Lira Serafin, stiamo lavorando per soddisfare i bisogni d...i bambini, anziani e conseguentemente delle loro famiglie.
Con la musica, il progetto è partito 4 anni fa, si crea inclusione perché la musica è educazione a stare insieme.
Alcuni numeri:
- 1 Emanuel Acevedo è il maestro di musica
- 1.540 € è il denaro necessario per pagare lo stipendio (14 mensilità) al maestro di musica
- 40 i bambini coinvolti nel progetto
- 3 i giorni alla settimana dove si svolgono i laboratori
- 6 ore alla settimana l’impegno del Maestro con i bambini
- 1.540 saranno i grazie a chi ci vorrà sostenerci e seguirci in questa avventura
Il codice IBAN del conto corrente postale di AINS onlus è:
IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429
Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX
CIN: w - ABI: 07601 - CAB: 11300 - N.CONTO: 000046330429

Causale: Progetto Musica
 
 

mercoledì 18 gennaio 2017

Giulia Dezza e Presi nella Rete su Il Giorno

Grazie a Lara Morano de Il Giorno per averci ascoltato e scritto.


 

La nostra Elisa Moretti sul Corriere della Sera

Il lavoro lento lento, serio e fatto con passione, alla fine, porta risultati.


"L'amore non tollera nessuna violenza"

"L'amore non tollera nessuna violenza" 
secondo incontro/laboratorio per proseguire insieme il lavoro sul GIGANTESTO ROSSOVIVO
il 22 gennaio 2017 alle ore 16.30 presso la sala Calabresi Via Roma San Martino Siccomario
a cura di AINS patrocinato dai comuni di San Martino e Travacò Siccomario in collaborazione con il Mondo gira Amici della biblioteca Travaco Siccomario CSV Cooperativa sociale progetto ConTatto.
Al termine dell'incontro un te un dolcetto un brindisi.
 
Biblioteca Comunale "ANNA FRANK"
Comune di San Martino Siccomario
Via Trieste,24
San Martino Siccomario
27028 PV
Tel. 0382496174
 

venerdì 13 gennaio 2017

Un lento e impegnativo lavoro che continua

Il 2016 appena terminato ci ha fatto molti regali. Uno su tutti la possibilità di continuare, grazie a tanti amici sostenitori solidali che credono nella solidarietà, a sostenere il "Comedor Infantil-casa 4 luglio" una stuttura che ospita 40 tra bambine e bambini, 25 anziani e numerose attività socio sanitarie e ludico ricreative.
Ma non solo: il Comedor Infantil è anche un luogo aperto a tutta la comunità di Santa Gertrudis e un'opportunità di lavoro per 10 persone ...(l'80% donne).
Donne e uomini che nel Comedor hanno un'opportunità e un'occasione per non dover emigrare.
Di negativo c'è solo una cosa: quest'anno il cambio euro dollaro non è stato per noi di AINS onlus per niente favorevole.
Inviando 4 mila euro al mese ci abbiamo perso, ad ogni invio, circa 500 euro per sta maledetta variazione del cambio.
Questo cosa significa? Che siamo riusciti a limitare i danni avendo un fondo cassa associazione, da buone formichine attente all'uso di denaro non nostro, per le emergenze.
Certo è che la variazione del cambio ci impegna ancor di più ad impegnarci per fare iniziative a favore del Comedor infantil.
Augurando a tutti voi un felice 2017, vi ringraziamo chiedendovi, se potete, di continuare a rimanere solidali.
I volontari di Ains onlus
Elisabetta, Giulia, Renza, Andrea, Ruggero

Armi di costruzione di massa

 

Progetto giornate ginecologiche

Nel 2016 abbiamo finanziato 11 giornate Ginecologiche dove 225 donne che vivono nella baraccopoli di Santa Gertrudis in Guatemala, hanno avuto la possibilità di farsi visitare da una ginecologa e, quando necessario, eseguire il test di Papanicolaou o Pap test oltre, naturalmente, avere accesso a farmaci specifici per le problematiche riscontrate. ...
Ma non solo: queste giornate sono state anche l’occasione per incontrarsi tra di loro e parlare di sesso sessualità, affettività e vita di coppia con una professionista della salute.
Non è così semplice, per le donne, in un paese machista come il Guatemala avere dei momenti come questi.
I costi per realizzare questo progetto sono stati di 4.471 euro.
Costi elevati ma non proibitivi che vogliamo raccogliere anche quest’anno per dare la possibilità ad altre 200-250 donne, rivedendo anche quelle già visitate, di farsi visitare da una ginecologa, avere ancora a disposizione farmaci e, se necessario, eseguire il pap test.
Ha voglia di fare un pezzo di strada insieme a noi investendo in solidarietà?
Se la sente di contribuire a migliorare la qualità di vita di chi fatica e spesso non ha la possibilità di avere libero accesso ad un servizio sanitario come questo?
Investendo 19,87 euro si da ad una donna la possibilità di poterlo fare.
19,87 euro che vengono utilizzati per l’acquisto del materiale necessario per le visite, per retribuire l’impegno lavorativo della Dottoressa, per coprire i costi del laboratorio dove si analizzano i vetrini inviati dopo l’esecuzione del Pap-test e per l’acquisto dei farmaci nel caso in cui fossero necessari.
Grazie per quello che può e vuole fare.

Augurandole un buon 2017 la salutiamo cordialmente
Renza Sacchi Baroni, Giulia Dezza, Elisabetta Moretti, Andrea Bellingeri, Ruggero Rizzini
Volontari di Ains onlus

Ecco il nostro IBAN nel caso in cui volessi contribuire al progetto Giornate Ginecologiche AINS onlus
IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429
Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

CIN: w
BI: 07601
CAB: 11300
N.CONTO: 000046330429

 

Grande esempio da seguire, lavorare stanca


L'importanza di dare l'esempio.Lettera di fine anno

Si, è proprio vero: dare l’esempio è importantissimo!!!! E a proposito di esempio, prima di rubarvi qualche minuto per raccontarvi un po’ di numeri della nostra associazione, voglio parlarvi di donne e uomini che quotidianamente danno esempio di onestà, solidarietà, saper fare e saper essere.                                 
Renza Baroni Sacchi, Giulia Dezza, Elisabetta Moretti, e Andrea Bellingeri. Si, è giusto dare a chi se lo merito, il giusto merito senza autocelebrazione. Persone semplici che da anni si impegnano per il Guatemala, con il Guatemala. Partendo, chi può, e qui a Pavia, raccontando, testimoniando, ascoltando ed insistendo per continuare a rimanere solidali. Perché ce né molto bisogno, visti i tempi che corrono veloci, dove sembra che l’uomo, l’essere umano, non conti più nulla. E poi Alvaro, il nostro referente progettuale in Guatemala e Vittorio, una persona speciale e un carissimo amico di noi di Ains onlus. In questo momento si trova in Guatemala presso il “Comedor Infantil-casa 4 luglio” dopo qualche settimana trascorsa in Costa Rica. Sta viaggiando in Centro America ospite di chi gli offre cibo e alloggio in cambio di lavoro. Questo è Vittorio e questo è il suo essere speciale. Al Comedor sta lavorando facendo di tutto: aiuta in cucina, serve ai tavoli le bambine e i bambini, fa piccole manutenzioni, pulisce dentro e fuori la struttura...... Si fermerà due o tre settimane, non lo sa ancora. Per il momento, ci dice, si trova benissimo e ci ha chiesto se può fermarsi. Secondo voi che cosa gli abbiamo risposto?

Vittorio nella cucina del Comedor Infantil preparando i pasti
I numeri sono importanti per capire cosa fa un’associazione.Quest’anno (al 30 novembre) abbiamo mandato in Guatemala, per sostenere il “Comedor Infantil-Casa 4 luglio”, 59 mila euro.
 
mese
Importo in euro
mese
Importo in euro
Gennaio
4.000
Luglio
3.500
Febbraio
4.000
Agosto
7.000
Marzo
8.000
Settembre
1.500
Aprile
4.000
Ottobre
4.000
Maggio
4.000
Novembre
4.000
Giugno
3.000
Dicembre
 12.000
 
 
Totale
59.000
 
L’Associazione Moises Lira Serafin, nostra partner progettuale, mente e braccio operativo in Guatemala presso la baraccopoli di Santa Gertrudis dove ha sede il “Comedor”, ha investito una media di 1.300 euro al mese nel progetto  (è tantissimo!!!!) ricavati da offerte e dalle diverse attività che si fanno all’interno della struttura (giornate mediche, ginecologiche, attività nella farmacia, minimarket, ecc.).       
Per noi di AINS onlus e dell’Asociazione Moises Lira il diritto allo studio, al cibo e alla salute è e deve essere gratuito. Solo chi se lo può permettere, per evitare assistenzialismi che non portano a nulla e soprattutto per rispetto di chi è veramente povero e fragile, si chiede un contributo pari a 1-2 euro a prestazione. Come anche per i farmaci venduti nella nostra farmacia a prezzi molto popolari con un ricarico bassissimo il cui utile a fine anno, insieme al pagamento delle prestazioni, va a finanziare il progetto “Comedor Infantil-Casa 4 luglio”. Un circolo virtuoso di autofinanziamento per una struttura che si finanzia da sola. Ma cosa si fa nel “Comedor”? Beh, intanto va detto che la gestione della struttura è completamente in mano a donne del posto (una segretaria, due maestre, una donna delle pulizia, una cuoca) assunte regolarmente secondo la normativa del lavoro del Guatemala. Poi ci sono altre persone che lavorano su progetti specifici (una dottoressa che una volta alla settimana visita e distribuisce farmaci, una ginecologa che una volta al mese visita e a seconda delle necessità esegue il pap test, un’infermiera domiciliare che una volta alla settimana visita a domicilio le famiglie della baraccopoli, un maestro di musica che due volte alla settimana lavora con i bambini) e un responsabile della farmacia che la apre tutti i giorni. Tutto questo sotto la super visone di Alvaro Aguilar Aldana (guatemalteco e abitante della baraccopoli), il nostro referente progettuale in loco. Le attività sono diverse: Sostegno scolastico (doposcuola), attività ludico-ricreative (in collaborazione con numerosi volontari che gratuitamente si mettono a disposizione per lavorare con i bambini che essendo 40 sono numerosi), giornate mediche, cineforum, momenti conviviali (festeggiamenti dei compleanni, laboratori di cucina e di riciclo), attività con gli anziani. Quest’ultimo è un microprogetto a cui teniamo molto in quanto si tende (giustamente) a lavorare in cooperazione con i bambini dimenticandosi di quella parte fragile della società: gli anziani. Con loro (sono attualmente 25) al Comedor si sta lavorando da due anni con due microprogetti, secondo noi, molto concreti: Bolsa solidaria e Convivium. Bolsa Solidaria consiste nel dare loro, una volta al mese, una borsa di alimenti (anche qui: non gratuitamente ma chi può paga 10 qtz pari a 1 euro e 20 centesimi circa) perchè abbiamo visto che uno dei bisogni più importanti (ovviamente) è mangiare, nutrirsi. Convivium non è nient’altro che una serie di appuntamenti (due al mese) dove due generazioni diverse si incontrano mangiando insieme. In queste due occasioni gli anziani e i bambini condividono un pasto. Sembra poco ma questo sedersi ad un tavolo per condividere è fondamentale e crea comunità. L’anno finisce e questo è quello che stiamo facendo con gli altri, per gli altri, perché pensiamo che sia giusto così.    Fare quello che facciamo e donare un po’ del nostro tempo, del nostro sapere e saper fare agli altri perché il tempo è breve e non vale la pena buttarlo.
Vi lasciamo chiedendovi di continuare, se lo volete, a rimanere solidali con noi aiutandoci a sostenere il progetto “Comedor Infantil-Casa 4 luglio” .
Lo potete fare, se lo volete, utilizzando il bollettino postale che vi alleghiamo oppure utilizzando l’IBAN del nostro conto corrente postale.
IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429                                                                                                                                 Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX
CIN: w
- ABI: 07601 - CAB: 11300 - N.CONTO: 000046330429                                                                                                                                                                          Causale: Comedor Infantil-Casa 4 luglio
Grazie di tutto e… buon inizio 2017                                                                                                                                          Giulia, Elisa,Renza, Andrea, Ruggero                                                                                                                                         I volontari di AINS onlus