domenica 24 febbraio 2019

[Lettera 3 dal Guatemala]

Rientrati al comedor
Siamo rientrati ieri sera verso le 19, ora locale, al Comedor dopo tre giorni trascorsi tra Chimaltenango, Patzun, Antigua e Città del Guatemala. Tre giorni intensi e faticosi (la sveglia è sempre stata tra le 5 e le 6 del mattino tranne ieri alle 4 perchè bisognava partire alle 5 per non trovare traffico. Vi dico solo che da Antigua a Città del Guatemala ci saranno 35 km, più o meno, e ci abbiamo messo 2 ore per arrivare dove dovevamo arrivare. Ma si sa, il Guatemala è così!). Tre giorni intensi e voluti (l'alternativa era rimanere al Comedor da solo) che mi hanno fatto capire quanto sia faticoso il lavoro di Alvaro e dei suoi collaboratori (sono 7 in tutto il paese i "responsabili" della ONG UNBOUND) e si fanno un mazzo tanto!!!! E' vero, prendono un buonissimo stipendio ma vi assicuro che dormire tutti i giorni in un albergo diverso e soprattutto mangiare in ristoranti di dubbia qualità non è il massimo. E poi i km in macchina in mezzo al traffico. Non c'è niente da dire: sono bravi e stanno lavorando veramente bene (per quel poco che ho potuto vedere). Oggi è giornata di riposo, come lo sarà anche domani, ma soprattutto l'occasione per confrontarmi con Alvaro e parlare di un po' di cose. Non voglio passare per il solito entusiasta però, più vengo qui e più mi convinco che stiamo realizzando un piccolo cambiamento che richiede certamente piccoli sforzi quotidiani ma ne vale la pena perchè, ad esempio, attraverso i nostri sforzi c'è chi ha la possibilità di lavorare (solo questo ci dovrebbe rendere orgogliosissimi di quello che stiamo facendo). Vi dico questo: in questi tre giorni passati in giro per il paese, nei tempi morti, ho potuto leggere parecchio e nello specifico un libro "Il bio non è una bufala" di Stefano Genovese, un volume per far conoscere ai lettori la sostenibilità e la genuinità dei prodotti BIO attraverso il racconto di chi il BIO lo produce. Bene, c'è un incontro che l'autore fa con il fondatore della Cooperativa IRIS BIO il quale, ad un certo punto dice una cosa, secondo me importantissima: " Partecipiamo a duecento serate all'anno organizzate nei GAS, i Gruppi di Acquisto Solidale, e nonostante quella "S", non c'è mai stato nessuno in quelle serate che ci abbia chiesto quante persone lavorassero da noi. Non interessa a nessuno (per la cronaca sono 65, più l'indotto)". Lo sappiamo benissimo che il lavoro è importantissimo e fondamentale per essere autonomi. Figuriamoci in un paese come il Guatemala dove la precarietà è, permettetemi questa battuta, scritta nella Costituzione. Guardando come vivono glia altri ci si rende conto della fortuna, nonostante tutto, che abbiamo noi in Italia.                      

Qui non c'è nessun diritto, nessuna possibilità di crescita (non esagero) e il domani non è assolutamente sicuro. C'è una precarietà che fa paura. Ritornando a noi e ai nostri piccoli sforzi...si, ne vale la pena anche perchè il Comedor sta sempre più diventando un luogo riconosciuto e “temo” che siamo destinati a crescere sempre di più. Partire con la scuola, il Collegio Tecnologico Solidale, ad esempio, in questo momento è importante perchè, nonostante ci siano solo 10 studenti, confidiamo nella qualità dell’istruzione fornita che è fondamentale in un contesto come questo. Certo, è impegnativo ma occorre entrare in una logica di investimento. Se Alvaro non avesse investito denaro suo, non sarebbe partito il sistema di affitta camere con Booking che  lentamente lentamente, ci sta facendo conoscere e soprattutto sta portando denaro che viene reinvestito nella struttura. Per Booking le spese sono minime con un buon guadagno. Certo, la scuola, il Collegio Tecnico Solidale, richiede un investimento però, come in tutte le cose occorre farlo per crescere. Bisogna comunque, anche, ragionare (lo farò con Alvaro) su eventuali tagli per risparmiare mantenendo i servizi senza licenziare nessuno. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Sono fiducioso? Si perchè Alvaro ha le idee chiare e soprattutto ha un obiettivo che condivido e ciò quello di creare le condizioni affinchè possa diventare, il Comedor, una struttura completamente autofinanzaibile. Poco a poco, un passo alla volta continuiamo a fare quello che si può, continuando a rimanere solidali. 

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